{"id":90,"date":"2020-04-25T13:27:43","date_gmt":"2020-04-25T11:27:43","guid":{"rendered":"http:\/\/stressposttraumatico.it\/?p=90"},"modified":"2021-11-23T09:25:20","modified_gmt":"2021-11-23T08:25:20","slug":"paura-di-volare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/stressposttraumatico.it\/index.php\/2020\/04\/25\/paura-di-volare\/","title":{"rendered":"Paura di volare?"},"content":{"rendered":"\n<p>Il titolo accompagnato dal punto interrogativo ha un doppio significato. Da un lato le riflessioni che seguiranno sono rivolte a tutti coloro che ritengono di soffrire di questo problema,sperando di stimolare la loro curiosit\u00e0 rispetto a possibili  soluzioni o quantomeno riletture dello stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall&#8217;altro si riferisce al tema centrale. Cio\u00e8: siete proprio sicuri che le vostre paure relative ad un viaggio aereo siano legate al volo vero e proprio?<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 nel 1973 Erika Jong aveva pubblicato un libro erotico intitolato appunto &#8220;Paura di volare&#8221;, dove in pratica tra le varie cose sottintendeva che la metafora del volo conteneva in realt\u00e0 la paura della propria sessualit\u00e0,la sudditanza alle proprie inibizioni,il timore della propria libert\u00e0 e della perdita orgasmica di controllo.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiarisco subito che non \u00e8 questo il tema di cui vorrei occuparmi. Semplicemente confortato dalla famosa affermazione di Freud  &#8220;Se volete sapere la verit\u00e0 chiedetela ai poeti&#8221; , io pi\u00f9 modestamente prendo spunto da una scrittrice ,comunque dotata di sicura creativit\u00e0,verosimilmente non solo letteraria, per occuparmi di una questione molto seria e in fondo poco dibattuta.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso degli anni ho avuto molte volte a che fare con questo sintomo,perch\u00e8 di questo si tratta,un sintomo in realt\u00e0 e non altro. Contrariamente a quanto viene fatto da colleghi che non seguono un approccio psicodinamico non mi sono mai concentrato sull&#8217;apparente problema,la paura di volare,appunto, ma sul suo significato per quella specifica persona,le sue conseguenze invalidanti e i limiti che veniva a comportare.<\/p>\n\n\n\n<p>Poche volte ho seguito persone con necessit\u00e0 prevalentemente turistiche,che pure presentano una ragionevole importanza; il pi\u00f9 delle volte si sono rivolti a me imprenditori o professionisti per cui il volare faceva parte di necessit\u00e0 lavorative continue e spesso fondamentali. Di conseguenza molto preoccupati di non poter pi\u00f9 svolgere a pieno le loro attivit\u00e0. A volte il sintomo appariva all&#8217;improvviso dopo molti anni di viaggi senza alcun problema. Altre volte era presente da molto tempo,o da sempre ,ma era stato tenuto a bada da farmaci,alcool,o entrambe le cose. Poi,ad un certo punto queste pseudo soluzioni non erano pi\u00f9 sufficienti.<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme a queste persone ho visto confermata la mia convinzione che nel 85% dei casi,ma vado per difetto,la paura di volare non c&#8217;entrava per nulla. Conseguentemente le reazioni fobiche,gli attacchi di panico o di ansia non erano causate dall&#8217;esperienza del volo in s\u00e9. Per tutti era possibile,un p\u00f2 alla volta rendersi conto che  le reazioni che avevano durante il volo,o anche solo in procinto,era causato da due aspetti della situazione,interconnessi ma distinti e variabili in proporzioni diverse a seconda delle persone<\/p>\n\n\n\n<p>Per prima cosa sono rappresentate dal trovarsi imprigionati in una condizione di materiale perdita di movimento e autonomia. Quando saliamo a bordo di un aereo ci troviamo in una situazione chiusa,in cui siamo confinati per la maggior parte del tempo sul sedile,bloccati da cinture di sicurezza che limitano i movimenti,con persone gentili e professionali che di fatto ci dicono cosa possiamo o non possiamo fare, e quando.  Ma soprattutto,anche se questo potr\u00e0 far sorridere in un primo momento,non possiamo scendere quando vogliamo,non possiamo fermarci o stabilire direzioni e tempistiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovvio, si potrebbe dire,da un punto di vista razionale; il guaio \u00e8 che ad una parte della nostra mente,di ci\u00f2 che \u00e8 razionale,in alcune situazioni non importa proprio nulla. Di fatto \u00e8 una situazione fortemente regressivizzante che chi non vive in una specifica condizione psicologica od emotiva non comprende perch\u00e8 non possa essere temporaneamente accettabile. Non lo \u00e8 per coloro che al contrario soffrono dei vissuti reali o psicologici di imprigionamento o perdita di controllo nella propria vita,e questo spesso senza esserne del tutto consapevoli. O lo sono e credono di averlo accettato ma in realt\u00e0 soggiaciono ad una condizione di acuto conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p>Per chiarire meglio aggiungo che una situazione molto simile si presenta a volte in persone che sviluppano la stessa sintomatologia quando si trovano in automobile in autostrada,talvolta anche solo in tangenziale ad alto o veloce scorrimento. Queste persone spiegano il loro malessere dicendo che il fatto di non poter uscire quando vogliono,ma ovviamente solo alle uscite previste,di non potersi fermare e scendere,anche qui,quando vogliono,scatena una reazione di ansia acutissima e talvolta paralizzante,fino al vero e proprio attacco di panico. Per qualcuno \u00e8 sufficiente trovarsi bloccato in colonna nel traffico cittadino,per sviluppare reazioni emotive e somatiche acute.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella loro narrazione queste persone arrivano poco a poco ad individuare le condizioni reali che stanno vivendo e che vengono &#8220;trasferite&#8221;simbolicamente in modo inconscio su situazioni chiuse che le rappresentano. Queste possono essere di varia natura,affettiva,lavorativa,relazionale. Situazioni contingenti o vissute e subite per anni senza rendersi conto di quanta fatica ed energia psichica comporta il tenere a bada questi compromessi con s\u00e9 stessi .<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi stancher\u00f2 mai di ricordare che il sintomo,per quanto doloroso o scomodo \u00e8 sempre una soluzione di compromesso,il compromesso migliore almeno fino a quando non si riesce a sciogliere il conflitto che lo genera. Nella nostra cultura invece siamo abituati a confondere i sintomi con le cause che li producono. Il sintomo,anche quello fisico,anche quello pi\u00f9 fastidioso in realt\u00e0 \u00e8 il nostro sistema di allarme,\u00e8 il nostro alleato. Quando compare ci avvisa che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe nel nostro organismo,nella nostra mente o nella nostra vita. E&#8217; un sistema di allarme che si attiva in caso di pericolo. Immaginiamo quello di una casa, messo a protezione delle nostre vite e di ci\u00f2 che ci sta a cuore. Noi dormiamo tranquillamente,nel mezzo della notte arrivano i ladri,tentano di entrare,il sistema di allarme suona. Noi ci svegliamo,prendiamo la pistola dal cassetto del comodino (immaginiamo di vivere in Texas),ci alziamo e spariamo,non ai ladri ma al sistema di allarme cos\u00ec possiamo tornare a dormire. Detto cos\u00ec sembra ridicolo,ma \u00e8 esattamente quello che facciamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente le situazioni possono essere diverse e variamente complesse,ed in alcuni casi pu\u00f2 essere pi\u00f9 conveniente sparare al sintomo,quando le cause si estinguono spontaneamente ed in breve,per esempio. Tornando al punto,ci\u00f2 che occorre fare quindi non \u00e8 partire alla carica contro le nostre paure,quella di volare \u00e8 una delle tante,qui al centro dell&#8217;attenzione,ma interrogarle ed interrogarsi per tentare di capire quali indicazioni,a volte preziose,ci stanno dando.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi quando compare la paura di volare la domanda vera \u00e8 : di che cosa in realt\u00e0 ho paura? E facendo le domande giuste la risposta arriva sempre,mentre limitarsi a tamponare il problema,il pi\u00f9 delle volte in modo parziale o temporaneo,lo porter\u00e0 a ripresentarsi nella stessa o in altre forme.<\/p>\n\n\n\n<p>Devo aggiungere che tutto ci\u00f2 a volte non basta,perch\u00e8 nel frattempo la nostra mente ha imparato ad avere paura,e non solo della causa scatenante,ma anche delle emozioni che ha sperimentato e rispetto a cui si \u00e8 vissuta un&#8217;ulteriore perdita di controllo. La paura pi\u00f9 profonda diventa quella di poter ancora provare sensazioni angoscianti che mai si sarebbe immaginato di conoscere. Quindi in un certo senso la paura di s\u00e9 stessi,di non riuscire a governare le proprie emozioni con gli annessi sensi di colpa o di vergogna.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando accade questo,non spesso fortunatamente, ho trovato di grande efficacia insegnare delle tecniche di rilassamento profondo,molto profondo,quasi a livello di autoipnosi. Lo preciso perch\u00e9 molti utilizzano o pensano di utilizzare queste tecniche,la diffusione \u00e8 stata enorme recentemente,ma in realt\u00e0 sono spesso molto blande e superficiali,quindi non possono dare grandi risultati.<\/p>\n\n\n\n<p>Utilizzando invece procedure adeguate la persona si rende progressivamente conto che pu\u00f2 gestire le proprie risposte emotive e fisiologiche (dispnea,battito cardiaco,tensioni muscolari,spasmi intestinali ed esofagei,etc.)  Tra l&#8217;altro ci\u00f2 torna evidentemente utile in qualunque altra situazione possa presentarsi. Ci\u00f2 che pi\u00f9 conta \u00e8 la percezione,reale ma anche simbolica,di tornare ad avere il controllo su di s\u00e9 e sulla propria mente.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi rendo conto che il mio pu\u00f2 sembrare un approccio un poco complesso,magari pi\u00f9 lungo e impegnativo di altri che propongono &#8220;percorsi&#8221; di decondizionamento cognitivo,cio\u00e8 affrontano il problema da un punto di vista razionale e psicologicamente supportivo. Spiegare quanto gli aeromobili siano ormai sicuri,che gli incidenti automobilistici sono molto pi\u00f9 frequenti e provocano pi\u00f9 decessi,attivare un tutoraggio,prendere per mano le persone (alcuni lo fanno veramente,non in senso metaforico),ed accompagnarle a contatto con la situazione stressogena,sono tutte strategie note da molto tempo e care a quella branca della psicologia che deriva dalla scuole behaviouriste. Sono sicuramente pi\u00f9 facili da applicare e inquietano meno,in quanto le persone non si trovano a doversi confrontare con pensieri ed emozioni che eviterebbero volentieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Non dico che non funzionano,talvolta,per\u00f2 ritengo che il quel caso il problema era abbastanza marginale e tutto sommato epidermico. Questa convinzione deriva dall&#8217;aver lavorato in pi\u00f9 occasioni con persone che avevano gi\u00e0 tentato questa via senza risultati apprezzabili,e quindi si rassegnavano ad approcci diversi. In fondo lo trovo ragionevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vero problema sorge quando, vedendo fallire i primi tentativi,le persone si convincono che non ci sia nulla da fare,se non evitare i voli,e rassegnarsi ad imbottirsi di farmaci o soffrire. il risultato sar\u00e0 che le Compagnie aeree perderanno quote di mercato e le persone quote di vita.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il titolo accompagnato dal punto interrogativo ha un doppio significato. Da un lato le riflessioni che seguiranno sono rivolte a tutti coloro che ritengono di soffrire di questo problema,sperando di stimolare la loro curiosit\u00e0 rispetto a possibili soluzioni o quantomeno riletture dello stesso. Dall&#8217;altro si riferisce al tema centrale. 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